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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Castelplanio
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mwhaCastelplanio (mwhqCastello nel dialetto localecite-ref-4[4]) è un mwigcomune italiano di mwiw3 621 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwkaprovincia di Ancona nelle mwkqMarche.

Contents

Storia
Simboli
Sport
Calcio
Note

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Geografia fisica

Castelplanio sorge sulla riva sinistra del mwlqfiume Esino, sulla parte meno elevata di una collina estesa da nord a sud, a circa 305 mwlgm s.l.m.; si trova a circa mwlw45 km da mwmaAncona, a mwmq30 km da mwmgFabriano e a mwmw15 km da mwnaJesi, il centro limitrofo più importante. Alcune delle sue frazioni, Macine, Borgo Loreto e Pozzetto, sorgono invece nel fondovalle, a circa mwnq125 m mwngs.l.m. a poca distanza del fiume sul suo lato sinistro e sono attraversate da torrentelli che vi confluiscono (mwnwfosso del Maltempo o mwoadi Rosora a Macine, mwoqfosso Costaccino e mwogfosso delle Lame a Borgo Loreto, mwowtorrente Fossato a Pozzetto).

Dal punto di vista geologico, la collina di Castelplanio è formata prevalentemente da mwpqarenaria del mwpgcenozoico, mentre il terreno pianeggiante presso il fiume, sedimentario, risale al periodo mwpwneozoico.cite-ref-5[5]

Dal punto di vista urbanistico, il capoluogo Castelplanio gravita attorno al paese medievale, detto Castello anche se delle fortificazioni originali rimangono soltanto delle tracce. La via principale (viale Don Minzoni / via Gramsci) attraversa Castelplanio seguendo il crinale del colle, salendo a nord-est verso il comune di mwrqPoggio San Marcello e scendendo invece a sud-ovest, dove prende il nome di via Giuncare, con diversi tornanti verso il fondovalle, finendo per confluire a Macine con la provinciale 76. Tale strada, l'antica via Clementina fatta costruire da mwrgpapa Clemente XII, è anche l'asse sul quale Macine, Borgo Loreto e Pozzetto sono collocati. Piagge invece si trova su un colle più ad est, ed è collegato al fondovalle con alcune vie impervie e difficoltose.

Storia

Epoca romana

Nonostante la mwsgVallesina sia stata abitata sin dal periodo mwswpaleolitico, come dimostrano gli scavi a mwtaJesi e a mwtqSerra San Quirico, nel territorio dell'attuale comune di Castelplanio i ritrovamenti più antichi sono vasellami di origine romana, a Macine, e resti di un insediamento sempre romano a Borgo Loreto. Più a monte, lungo la strada Carrozze Vaccili (vicino alla Fonte del Saletto) sono rinvenuti dei mosaici e resti di una Villa romana. Ma il ritrovamento sicuramente più importante è quello di un'mwtgepigrafe romana, firmata da un ricco possidente della città di mwtwOstra antica, Quinto Precio Proculo, ora collocata nel palazzo comunale di Castelplanio (mwuqquesta è la seconda lapide di dimensioni minori, mentre l'altra, di dimensioni maggiori è posta nell'androne d'ingresso alla Casa parrocchiale di Ostra).

La storia dell'abitato di Castelplanio, così come l'origine del suo nome, secondo la leggenda (suffragata da alcuni studiosi)cite-ref-6[6] si lega a quella della mwvwmwwacittà romana di Planina, nel territorio dell'attuale comune di mwwqMonte Roberto. Gli abitanti di Planina, fuggendo dall'invasione dei mwwgVisigoti nel mwwwV secolo, ricostruirono la loro città sull'altra sponda del fiume, in località elevata e facilmente difendibile, portando con sé il toponimo.

Dal Medioevo al Settecento

Al di là della leggenda, le fonti storiche parlano di mwxgCastra Plani per la prima volta solo nel 1283, in un codice che elencava i castelli dipendenti dalla città di Jesi.cite-ref-7[7] Probabilmente l'origine dell'insediamento si lega alla presenza di un'mwywabbazia mwzabenedettina, San Benedetto de' Frondigliosi, conosciuta già nel 1199, anche se il citato codice elenca Castra Plani e Villa di San Benedetto separatamente ancora nel mwzgXIV secolo.

La frazione di Macine prende il nome dall'antica attività estrattiva delle pietre da mulino: precedentemente veniva chiamata anche mwaacontrada la Moja, dal nome locale degli acquitrini che il mwaqfiume Esino formava nella zonacite-ref-8[8]. Vedi anche contada Cannegge.

Borgo Loreto nasce col nome di mwbwOsteria o mwcaHostaria come stazione di posta per il cambio dei cavalli sulla via mwcqAncona-mwcgRoma, probabilmente attorno al mwcwXIII secolo, anche se la contrada viene menzionata solo due secoli dopo nei registri catastali di Jesi. All'inizio del mwdaXVII secolo venne costruita la chiesa della mwdqMaria Santissima di mwdgLoreto, in onore della quale, a metà del mwdwXIX secolo, la contrada venne rinominata nell'attuale Borgo Loreto.

All'inizio del mweqXV secolo i mwegcastelli di Jesi, tra cui Castelplanio, erano in mano ai mwewMalatesta di mwfaRimini, ma nel mwfq1433 la signoria passò a mwfgFrancesco Sforza; nel mwfw1447 le truppe pontificie di mwgaNiccolò Piccinino riportarono il territorio sotto lo mwgqStato della Chiesa, dopo aver praticamente raso al suolo il paese. I lavori ricostruttivi dell'abitato e del castello durarono quasi trent'anni.cite-ref-9[9]

Nel mwhwCinquecento il territorio finì nelle mire di mwiaCesare Borgia, inviato da suo padre mwiqPapa Alessandro VI per spodestare i signori locali e rinsaldare lo mwigStato della Chiesa. Il Borgia riuscì nel suo intento ma la morte del papa e l'ascesa al soglio di Pietro di mwiwGiulio II, suo acerrimo nemico, ne decretò l'arresto e la fine del suo dominio. Pochi anni dopo, nel mwja1517, la mwjqVallesina fu nuovamente assediata e devastata, stavolta dalle truppe di mwjgFrancesco Maria I della Rovere, in lotta col papato per l'egemonia sul mwjwDucato d'Urbino.cite-ref-10[10]

Nel resto nel secolo, così come in quello successivo, Castelplanio visse in relativa tranquillità le vicende dello mwlqStato della Chiesa: nessuna guerra interessò la mwlgVallesina, se non indirettamente, come la guerra tra mwlwPapa Urbano VIII e il mwmaDucato di Parma retto da mwmqOdoardo Farnese, nel mwmg1641, per il possesso del mwmwDucato di Castro. I veri nemici, durante questo periodo, furono le numerose mwnacarestie che interessarono la valle e le varie mwnqepidemie di mwngpeste.

Nel mwoaSettecento Castelplanio visse piuttosto passivamente il passaggio degli eserciti stranieri (austriaci, napoletani, spagnoli) che si combatterono nelle diverse guerre del periodo – mwoqGuerre di successione spagnola, mwogpolacca, mwowaustriaca – e l'evento sicuramente più significativo fu il mwpaterremoto del 24 aprile mwpq1741, che danneggiò gravemente tutto l'abitato ma miracolosamente non fece vittime: il popolo castelplanese decise così di elevare il santo del giorno, mwpgSan Giuseppe, a patrono della città. Durante il secolo le gravi epidemie che avevano funestato i 200 anni precedenti cessarono, ma non si può dire lo stesso per le carestie: tra il mwpw1716 e il mwqa1764 se ne contarono cinque.

Dall'Ottocento ai giorni nostri

La fine del secolo fu molto più turbolenta: le truppe mwqwfrancesi di mwraNapoleone Bonaparte entrarono a mwrqJesi il 10 febbraio mwrg1797 e tutti i castelli, compresa Castelplanio, dovettero giurare fedeltà alla neonata mwrwRepubblica Anconitana, sotto la protezione francese: di lì ad un anno, tutto lo mwsaStato della Chiesa venne occupato da Napoleone che creò la mwsqRepubblica Romana, incorporando quindi anche i territori della Repubblica Anconitana. Il territorio di Castelplanio venne a trovarsi nel mwsgdipartimento del mwswMetauro, aggregato al cantone di mwtaMontecarotto che lo sottraeva così, dopo più di cinque secoli, alle ingerenze della città di mwtqJesi. Nel maggio del mwtg1799 scoppiò una rivolta in tutta la mwtwRepubblica Romana, che venne soffocata dai francesi nel sangue: dopo quasi tre secoli, dall'epoca di mwuaFrancesco Maria I della Rovere, Castelplanio venne a trovarsi nel mezzo di una guerra. Soltanto nel novembre dello stesso anno l'esercito austro-russo, comandato dal generale mwuqWindisch-Graetz, costrinse alla resa i francesi: leggenda vuole che i mwugmwuwvincisgrassi, il piatto principe delle tavole marchigiane, derivino il loro nome proprio dal generale austriaco, salutato all'epoca come liberatore, anche se un libro del 1784, mwvaIl cuoco maceratese di mwvqAntonio Nebbia, descriveva già una ricetta della "Salsa per princisgras".

mwvwJesi e il suo contado ritornarono comunque allo mwwastatus quo ante già ad agosto del 1799, quando i francesi si asserragliarono in mwwqAncona: la nuova amministrazione venne chiamata mwwgCesarea Regia Provvisoria Reggenza di Jesi, sotto la bandiera mwwwaustriaca. Già nel mwxa1800, però, il territorio venne riportato sotto lo mwxqStato Pontificio. Nel mwxg1808 le Marche furono unite al mwxwRegno d'Italia: in pratica, ritornavano sotto l'egemonia francese. L'anno seguente mwyaNapoleone annesse lo mwyqStato Pontificio e deportò mwygpapa Pio VII.

Il mwzaCongresso di Vienna, nel mwzq1815, sancì la mwzgRestaurazione e quindi anche lo scioglimento del Regno italico e la ricostituzione dello mwzwStato della Chiesa: per un evento di rilievo bisognò aspettare il mw0a1849, quando i moti popolari contro mw0qpapa Pio IX portarono alla sua estromissione e alla creazione della mw0gSeconda Repubblica Romana. Ai lavori della costituente partecipò anche un cittadino castelplanese, Vincenzo Sabatucci. L'altro evento di rilievo del mw1aXIX secolo fu ovviamente la mw1qbattaglia di Castelfidardo che nel mw1g1860 sancì l'ingresso delle mw1wMarche e di Castelplanio nel mw2aRegno d'Italia.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR dell'8 settembre 1967.cite-ref-11[11]

«D'azzurro, alla torre di rosso merlata di cinque, finestrata e aperta di uno, sostenente un leone d'oro, coronato dello stesso, lampassato di rosso. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo partito di azzurro e di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse

• Abbazia di San Benedetto de' Frondigliosicite-ref-12[12] fondata prima del 1200. Della costruzione originale rimangono una parte del chiostro e la loggia in mw6qstile romanico. Il resto è frutto di restauri ed espansioni successive, in particolare tra i secoli mw6gXV e mw6wXVIII ad opera di Tommaso Ghislieri, vescovo di Jesi dal 1464 al 1505, e di Camillo Borghese, vescovo di Jesi dal 1597 al 1599, divenuto poi mw7qpapa Paolo V. All'interno, tele ed affreschi del mw7gCinquecento.
• il palazzo comunale, Palazzo Fossa-Mancini, sede della mw8qCivica raccolta d'arte, storia e cultura.
• parte del Castello, del quale rimangono due torrioni e alcuni tratti della base scarpata.
• Chiesa di Sant'Anna, nella frazione Piagge
• Chiesa del Santissimo Crocifisso, che contiene un crocifisso ligneo di Pierdomenico Nofrisci detto il Barnaro, del 1639, e un organo del 1700.
• Sentiero del Granchio Nero, percorso naturalistico che da Macine, seguendo il fosso del Maltempo, giunge fino al capoluogo. Così chiamato per via di un endemismo che popola questa zona.
• la Fonte Vecchia. È un'antica fonte databile attorno al 1300 e viene menzionata dallo storico Giuseppe Colucci nel 1793, nel libro XXI delle Antichità Picene «prossima a Terrazzani si novera quella che rimane sulla principale strada del luogo medesimo posta a Mezzogiorno denominata Fontevecchia, la quale esisteva nel secolo XV in tempo dell'infrascritto Capitano eletto da Majolati, e che leggesi trascritto sopra la detta fontana mw9wTEPRE CAPITANEATUS BERARDIN BLASII DE MAIOLETO»
• la Torre. (mw-qche dà il nome all'antica via e/o strada dov'è situata). Nei pressi di Castelplanio si trova una torre romanica, o meglio ciò che resta di essa, di cui l'Annibaldi dice: «Tra il fiume e Castelplanio si vede ancora un mozzo di torre antica, che forse vi fu costruita come vedetta sugli approcci dei nemici verso la sottoposta strada Flaminia. La torre ha pianta quadrata ed è costruita con blocchetti di pietra non squadrati. Doveva essere ben più elevata (un terremoto del XVIII secolo fece crollare la sommità) e suddivisa in vari piani sovrapposti, come dimostra l'esistenza di una volta a botte nel piano inferiore. La pusterla era ad una certa altezza da terra e le aperture (finestrine e feritoie) scarse. Nel lato occidentale un notevole squarcio fa presagire una ulteriore rovina».
• mw-wMuseo Carlo Urbani. Dedicato al mw-acelebre medico e microbiologo, ivi nato, che fu il primo a identificare e classificare la mw-qSARS; al centro di un'mw-gepidemia scoppiata in mw-woriente nei primi mwaqaanni duemila, di cui cadde vittima egli stesso.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-13[13]

Il comune è diviso in cinque mwaqkfrazioni: Castelplanio (detto anche Castelplanio Paese), Macine (detto anche Castelplanio Stazione), Borgo Loreto, Pozzetto e Piagge. Al mwaqocensimento del mwaqs2001, la maggioranza della popolazione (circa il 58%, mwaqw1 850 abitanti), risulta abitare nell'agglomerato di Macine-Borgo Loreto; il capoluogo conta 500 abitanti, la frazione di Pozzetto circa 300, mentre solo 11 abitanti risultano a Piagge (il resto degli abitanti, circa 500 persone, secondo il censimento si trovano in mwaq0case sparse).cite-ref-14[14]

Cultura

• Sagra della mwarucrescia sul mwarypanàro, a cadenza annuale ogni luglio/agosto. Una delle sagre più longeve della mwarcVallesina, dal 1977 è un appuntamento per degustare la crescia di polenta cotta sul panàro (disco di metallo arroventato sulle braci), tipico piatto contadino della tradizione. Per l'occasione vengono aperte le cantine di degustazione del vino mwargVerdicchio, e vengono allestiti stand d'artigianato locale.
• Castelplanio è uno dei maggiori centri italiani per il tradizionale ed antico gioco della mwaroruzzola, detto anche mwarsgioco del formaggio. A Castelplanio una via è ufficialmente intitolata "via Gioco del Formaggio" a sancire questa tradizione.
• Tradizionale lancio del pallone. Oggi di norma avviene la seconda domenica di settembre.

Economia

L'economia castelplanese è storicamente legata all'agricoltura. Anche l'industrializzazione iniziata negli mwar8anni sessanta-mwasasettanta ha carattere prevalentemente agricolo: le maggiori aziende del comune si occupano di viticoltura e vinificazione del mwaseVerdicchio dei Castelli di Jesi, il vino principe della zona, a Macine; di allevamento e trasformazione del pollame a Borgo Loreto. Più recentemente, nel territorio di Pozzetto si è sviluppata una piccola zona industriale con imprese di artigianato del mobile e simili.

Amministrazione

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1861 | 1869 | Gustavo Crescentini | | Sindaco | |
| 1869 | 1873 | Raffaele Lorenzetti | | Sindaco | |
| 1873 | 1885 | Luigi Ronchi | | Sindaco | |
| 1885 | 1898 | Francesco Zucchi | | Sindaco | |
| 1898 | 1902 | Nicola Chiorrini | | Sindaco | |
| 1902 | 1905 | Giacomo Ronchi | | Sindaco | |
| 1905 | 1908 | Nicola Chiorrini | | Sindaco | |
| 1908 | 1910 | Giacomo Ronchi | | Sindaco | |
| 1910 | 1911 | Gaetano Crescentini | | Sindaco | |
| 1911 | 1912 | Serafino Chiù | | Sindaco | |
| 1912 | 1913 | Ubaldo Marini | | Sindaco | |
| 1913 | 1914 | Carlo Fossa Mancini | | Sindaco | |
| 1914 | 1920 | Francesco Zucchi | | Sindaco | |
| 1920 | 1923 | Giuseppe Zucchi | Socialista | Sindaco | |
| 1923 | 1924 | Umberto Urbani | fascista | Podestà | |
| 1924 | 1931 | Mario Gianfranceschi | fascista | Podestà | |
| 1931 | 1933 | Giovanni Chiorrini | fascista | Podestà | |
| 1933 | 1935 | Antonio Fossa Margutti | fascista | Podestà | |
| 1935 | 1942 | Ubaldo Urbani | fascista | Podestà | |
| 1942 | 1944 | Giuseppe Boccoli | | Commissario prefettizio | |
| 1944 | 1945 | Giuseppe Ribichini | Comitato Liberazione | Sindaco | |
| 1945 | 1945 | Aldo Ulissi | | Sindaco | |
| 1945 | 1946 | Arduino Bucciarelli | | Sindaco | |
| 1946 | 1956 | Tobia Ragazzoni | | Sindaco | |
| 1956 | 1964 | David Zingaretti | | Sindaco | |
| 1964 | 1968 | Brenno Bucciarelli | DC - PSDI - PSI | Sindaco | |
| 1968 | 1970 | Maria Concetta Scaglione | DC - PSDI - PSI | Sindaco | |
| 1970 | 1980 | Nazzareno Bernardini | PCI - PSI | Sindaco | |
| 1980 | 1985 | Silvio Cardinali | PCI - PSI | Sindaco | |
| 1985 | 1993 | Mauro Ragaini | PCI - PSI | Sindaco | |
| 1993 | 2004 | Fabio Badiali | Il paese che vogliamo | Sindaco | |
| 2004 | 15 luglio 2013 | Luciano Pittori | Centro Sinistra Unito | Sindaco | [ 15 ] |
| 16 luglio 2013 | 25 maggio 2014 | Emore Costantini | | Vice Sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 26 maggio 2019 | Barbara Romualdi | Rinnovato Impegno | Sindaco | |
| 27 maggio 2019 | 9 giugno 2024 | Fabio Badiali | Uniti per Castelplanio | Sindaco | |
| 10 giugno 2024 | in carica | Giuseppe Montesi | Uniti per Castelplanio | Sindaco | |

Sport

Calcio

La squadra di calcio di Castelplanio si chiama Le Torri e i colori sociali sono il bianco, il rosso ed il blu, e la squadra disputa la mwassPrima Categoria marchigiana.

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwatqmwatumwatyBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwatcdemo.istat.it, mwatgISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwatwmwat0mwat4Classificazione sismica (mwat8mwauaXLS), su mwauerischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwauumwauymwaucTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwaugmwaukPDF), in mwauociterefmwausLeggemwauw mwau026 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwau4Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwau8 151. mwavaURL consultato il 25 aprile 2012 mwave(archiviato dall'mwaviurl originale il 1º gennaio 2017).
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Voci correlate
Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Castelplanio

Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.castelplanio.an.it.
• citerefsapere-itCastelplànio, su sapere.it, De Agostini.